Incontro con il maestro Mario Lasalandra

Per l’inquietudine che agita le nostre anime molti di noi, a domanda, risponderebbero che nella vita volevano fare altro.

Così anche il grande fotografo Mario Lasalandra, classe 1933, oggi mi ha raccontato che in realtà voleva fare del cinema, aggiungendo che ha finito poi per farlo comunque attraverso le sue serie fotografiche che si snocciolano proprio come la trama di un film solo a lui noto, con metafisiche messe in scena.

Il maestro Lasalandra, con la semplicità dei grandi, ha scambiato quattro chiacchiere con me,  poco prima che si svolgesse l’incontro programmato nell’ambito delle “Giornate di Fotografia” organizzate da Simona Guerra e Lisa Calabrese.

“Lei fotografa ancora?”,  gli ho chiesto.

“Come no! “,  e mi spiega che ha scritto un copione su Don Chisciotte, nulla a che vedere con il personaggio di Cervantes, ma piuttosto una dura critica a chi non ha saputo o voluto comprendere la cifra artistica dei suoi lavori.

“Io sono un Don Chisciotte”, aggiunge amaramente.

Quel copione è poi diventato lo spunto per la produzione di piccole serie fotografiche, cosìcchè ad oggi il suo personalissimo Don Chisciotte, ( mi piace pensarlo come un avatar del maestro),  gli ha ispirato 20 “scene” tradotte in fotografie.

E mentre mi parla ripenso alle sue immagini oniriche, viste qualche anno fa in mostra a Sassoferrato, che raccontano così bene la cara provincia padovana da cui si allontana malvolentieri (tanto cara anche a me che vi ho vissuto per venti anni).

I suoi Colli Euganei di origine vulcanica, le terme fumanti e la nobile cittadina di Este, dove sono ambientati gran parte dei suoi lavori.

Poi nel Teatro Nuovo di Capodarco di Fermo, rispondendo alle domande di Simona Guerra, confessa candidamente che è stato un fotografo della domenica, che è poco interessato al valore commerciale delle sue foto, anzi ne ha regalate tante.

E a noi fotografi, concentrati sui segreti meccanismi del mercato dell’arte, consiglia di coltivare la nostra passione con curiosità, senso dell’estetica e un po’ di talento ma raccomanda di rimanere con i piedi per terra perchè “di poesia non si vive”.

Ci chiede di nutrirci avidamente delle immagini dei grandi pittori che, prima della fotografia, hanno raccontato al popolo che ignora la bellezza della natura e l’inquietudine delle sue creature.

Marc Chagall lo ha spesso ispirato, il Goya, un meraviglioso Tiepolo custodito ad Este dove il maestro vive, fra la stessa gente che ha rappresentato nelle sue fotografie, semplicemente.

Testi e foto ©Delia Biele


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